Carlo Carnevali nasce a Colombella di Perugia, nella casa rondinaia del vocabolo Molinaccio, giovedi 30 maggio 1951. Le sue esperienze artistiche iniziano nei primi anni Settanta, quando incontra a Milano Franco Azzinari, “un artista e un uomo raro”, stringendo con lui un'amicizia che lo porterà in breve tempo ad interessarsi e ad approfondire lo studio del disegno e delle tecniche pittoriche. I suoi primi lavori sono datati 1973.
Da quel momento partecipa a mostre collettive, organizza anche alcune mostre personali, ma la sua costante ricerca lo porta a iscriversi nel 1980 all'Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, dove nel 1984 si diploma in pittura con la tesi Studio dell'arte rupestre con particolare riguardo alle impronte e cancellazioni X del periodo Aurignaziano. I suoi Maestri di pittura sono Nuvolo e Gatto, ma si rivelano determinanti e importanti anche Bruno Corà e Aldo Iori. Dopo questa fase inizia una serie di viaggi di studio, coltivando continui rapporti con artisti contemporanei, interessandosi specificamente al lavoro di Willem De Kooning; conosce inoltre Antoni Tàpies, studiandone il lavoro, la tecnica e i materiali (carta, gesso, legno, stoffe, fuliggine) e l’evoluzione di questi ultimi verso un uso più mirato della carta e dei derivati del legno, prendendo soprattutto in esame i suoi “spazi astratti”.
Grazie a frequenti incontri condivide esperienze artistiche con Centri Culturali e Associazioni, mentre dal 1986 al 1992 è socio promotore dell'Associazione culturale per le arti visive Opera di Perugia. Nel 1987, presso il CERP (Centro Espositivo della Rocca Paolina), organizza e allestisce la mostra personale Tra morfemi e cromie, con testo critico di Bruno Corà: in occasione di questa mostra, che racchiude un importante ciclo di produzione, il fotografo Daniele Paparelli presenta un video d’artista sul suo lavoro. Da questa data espone in Germania, Francia, Spagna, Turchia, Cipro. Conosce l’artista americano Gary Moeller, direttore del Dipartimento Artistico della Rogers State University di Claremore (Tulsa, Oklahoma - U.S.A.), allacciando una strettissima collaborazione: nel marzo 2001 è invitato da questa stessa Università ad una importante esposizione del suo lavoro e ad una esperienza didattica con studenti dell'Accademia.
Nel Dicembre 2008 è nominato Accademico di Merito dal Consiglio Accademico della Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia. Il suo primo lavoro è datato 1973: con questa mostra presso il CERP (Centro Espositivo della Rocca Paolina), Dinamismi modulari, con testo critico di Emidio De Albentiis, l’artista intende idealmente racchiudere un percorso di lunga fedeltà all’arte nel quale ha realizzato, fra le altre cose, illustrazioni per libri, manifesti, scenografie teatrali e grandi dipinti parietali.
La sua attività artistica si svolge presso il laboratorio-officina
in Via Mastrogiorgio 47 di Pieve Pagliaccia frazione di Perugia - Italia -
tel. 039-0755918037
e-mail: info@carlocarnevali.com.
Aldo Capobianco, Gino Viziano, Renato Lamperini, Aldo Rosimini, Giorgio Guenzatti, Anna Rita Piazzai, Duccio Travaglia, Claudio Spinelli, Sergio Zanni, Paul Gouverner, Michel Hubert Martin, Ernst Weeber, Giorgio Smuraglia, Raul Endreas, Martin Gerner, Settimia Ricci, Giorgio Maradei, Massimo Duranti, Emidio De Albentiis, Giorgio Bonomi, Claudio Casorati, Domenico Coletti, Pasquale Rizzardi, Giorges Lillikas, Emil Cooler Holzer, Bruno Corà, Aldo Iori, Maria Ausilia Binda, Adolfo Orsini, Monica Rosati, Umit Inatçi, Pavel Machotka, Gary Moeller, Sara Scarabottini, Eniva Mungo.
Tra morfemi e cromie
“[...] Carnevali appare deciso ad orientare il proto-morfismo delle sue composizioni dagli aspetti informali, contrappuntati dal disegno cardiale delle conchiglie com’è osservabile in natura tra i fossili nelle concrezioni arenarie, verso una più estesa ed integrata coniugazione di forma segno e colore. Tale organismo figurale, attualmente, si manifesta come “paesaggio endoscopico” che, metabolizzato ogni altro paesaggio ipogeico, geologico, aereo, urbano, tipografico, meccanomorfo, biologico (non è assente in esso l’influsso di quel certo “leonardesco” tirocinio di osservazione che la sua vita lo porta quotidianamente a compiere!) scompone e ricompone i dati in suo possesso per offrirne, attraverso l’esperienza pittorica, la quinta essenza immaginifica.
Ma oltre quel che tra morfemi e cromie di tale paesaggio giunge alla vista, egualmente interessanti appaiono gli elementi componenti del territorio pittorico; stesure ad olio, aree sigillate con smalti, incursioni segniche con gessi o a grafite, abrasioni che rivelando i gesti, sottraendo materia al colore, incidendo le carte trattate a cera con capillari volute, compiono quasi la funzione spaziale dei segni a bulino su una lastra metallica [...]”.
ottobre 1987
Bruno Corà
Stratigrafie in superficie
“La pelle è realtà delle cose presenti"
Il fare metodico rivela la costanza di continue accumulazioni e seguenti sottrazioni che pongono l’affiorare di lenti gesti verso cardinali equilibri
Ricordi di vegetali formazioni si cristallizzano in impronte che nella materia imprimono e distendono trasparenze e fluttuazioni accolte da cromatici riflessi
La terra rivela tracciati e fondazioni per architetture sotterranee ed arcaiche in cui la ricerca sfugge al labirinto della memoria
Ferite si dischiudono e mostrano l’interno celibe meccanismo poi cicatrizzate risarcite e presto lenite
La mano polisce la pietra fino all’affiorar di remote istanze e dell’oro cui tendono metallici bagliori
Il segno graffia e lacera aeree nebulose stemperando turchino e paglierino tra profonde surreali albe che il velo sottende
Sperimentando il gesto genera nuovi spazi in forma e giaciglio per colori e materia per laviche polveri che ammantano i corpi
La palude lascia intravedere e poi nasconde profondità ove la calma e l’impeto brindano a bacco e arianna con suono di timpani ed echi lontani
[...]
Ogni gesto ogni storia lentamente torna alla superficie per raccontare la propria condizione”.
agosto 1990
Aldo Iori
Corpi Vapori Polveri
“APPARE
carte veline e ruvide... cerchi e spigoli... licheni e muffe... cristalli di ghiacci... strappi graffi ed incisioni... rotazioni di mondi... presa visione... e lenti ripensamenti... di punti di fuga... microscopici segmenti... di campi di profondità...
SI DILEGUA
[...] Infatti, anche laddove il pathos riemerge opaco denso – macchia preponderante – netto colore d’inchiostro – a bilanciare l’a fresco dei verdi salvia e dei celesti e rosa pierfrancescani, esso offre un senso di intimo e confortevole smagamento.
La visione si riscatta, così, nella tangibilità della sua propria presenza.
Le superfici invitano all’accarezzamento: si ha l’impressione di essere condotti ad un principio di garbata tattilità, ad un sensismo che procede da un’abitudine indagatrice più che ad un’ispirazione onirica. Così, nella ‘ricetta artistica’, non è più possibile distinguere se il sapore sia antico oppure nuovo.
Certamente vi si riconosce una storia che è anche dedizione continua al lavoro di esplorazione all’interno di atmosfere filtrate e disposizioni, emerse, delle carte, degli olii, degli smalti e delle cere.
L’esercizio di tecnicismo ‘cenniniano’ assume, all’interno delle sue varianti, l’ontologico costruirsi dei dipinti.
Slegati da un’assolutistica riconoscibilità formale, gli ultimi lavori di Carnevali si avviano, con discrezione, verso l’articolarsi di una morfologia sempre più indipendente”.
settembre 1993
Maria Ausilia Binda
Della vita e oltre
“[...] come scrive Marcel Jouhandeau in Riflessioni sulla vecchiaia e la morte “Vivere, è nascere in continuazione. La morte non è altro che un’ultima nascita”. Per l’artista, cioè per chi si esprime ordinariamente con segni, immagini, volumi, disposizioni di oggetti e altro ancora, la strada della vita è lastricata di esiti materiali con valenze, appunto, estetiche. Quadri, sculture, disegni o altre tracce che segnano le tappe di una ricerca. Nel caso di Carlo Carnevali, il suo percorso artistico si è manifestato da anni non solo nella produzione ordinaria, quella dei dipinti, ma anche nella compilazione periodica di una serie di Tessere pittoriche, tutte eguali nella forma quadrata e nelle dimensioni quindici per quindici: un lastricare di segni, un inconsapevole firmare tante ricevute: tagliandi di una vita che scorreva. A volte li ha esposti componendone le modularità in percorsi che, emblematicamente, sembravano non concludersi mai. Ha calcolato di averne dipinti più di trecento metri e ha progettato più volte di presentarli in un contesto strutturale improbabile: un’autostrada o una pista aeroportuale. La valenza simbolica del dinamismo e della sicurezza di un itinerario è chiara, ma non è riuscito ancora a far bloccare il traffico automobilistico o aereo. Da qualche tempo ha riflettuto su questo suo itinerario pittorico materiale e vi ha rinvenuto proprio l’implicito scandire della sua vita. Nel frattempo aveva avuto modo di pensare spesso anche alla morte, a quella degli altri, ma anche alla sua. E ha disposto che l’ultimo atto terreno dovrà essere congeniale alla sua vita: semplice nella configurazione del feretro fatto di sole assi di legno grezzo, ma costellato e adagiato sulle sue Tessere. In realtà una decisione ambiziosa, perché analogamente stabilivano i faraoni, i cui sarcofaghi dipinti sono veri capolavori d’arte splendenti di sontuosità dopo millenni [...]”.
ottobre 2005
Massimo Duranti
Carlo Carnevali, pittore tetragono che gioca con i quadrati e la morte
“[...] Carnevali, dunque, pur dipingendo festosamente vaste tavole (“odia” la tela che flette e vibra), ossia trame sinfoniche di pigmenti e texture, radicate al legno, è intimamente vòlto alla riflessione sulla fine che sembra procedere il principio, all’interrogativo che segue la risposta, in un rovesciamento di assiomi, insomma l’Adorno del fine dell’arte come immissione del caos (caso) nell’ordine. Basta entrare nello studio di un artista siffatto, geometrico e insieme raffinato, per capire, o almeno tentare di capire, il suo mondo e la sua poetica, fatti di colore, di linee, di porzioni. Partito da oltre trent’anni da un figurativo materico e solidificato, ma con delle escursioni nell’astrazione cromatica, Carnevali approda a un ventennio di maturità sempre coerente ed elegante, inventandosi i “quadrati magici”, centimetri quindici per quindici, ora tridimensionali, dove stila messaggi-striature e minime visioni di paesaggi mentali, ora bidimensionali, deliziose tessere musive, anche nella versione montata si bottoni magnetici, da inserire dentro il grande quadrato metallico di sedici caselle che li accoglie, meno quello vuoto, il sedicesimo, permettendo un colorato gioco di spostamenti infiniti [...]”.
giugno 2007
Antonio Carlo Ponti